L'esperto risponde - Casa e Condominio
Innovazioni


La legge n.13 del 9/01/89, nel dettare una serie di disposizioni per favorire il superamento e l’eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici, ha stabilito che sia i nuovi edifici e sia quelli esistenti devono adattarsi alle esigenze dei portatori di handicap. Tali disposizioni trovano applicazione non solo per quei soggetti che presentano difficoltà di deambulazione, ma anche per le persone anziane che comunque si trovano in minorate condizioni fisiche. In tale ottica, le modifiche alle parti comuni, quand’anche abbiano carattere innovativo, devono essere deliberate dall’assemblea in seconda convocazione con le maggioranze di cui al terzo comma dell’art. 1136 c.c. Nel caso in specie, l’installazione del servoscala deve essere sottoposta all’approvazione dell’assemblea e, in caso favorevole, la spesa è ripartita tra tutti i condomini. Nel caso invece di delibera negativa, il portatore di handicap può procedere autonomamente e a proprie spese alla messa in opera del manufatto.

Il problema va esaminato sotto il profilo del mutamento della destinazione del giardino, come valutazione cioè se l’eliminazione di piante di alto fusto presenti nel giardino condominiale può configurare un’alterazione della funzione del giardino stesso. L’art. 1102 c.c. dispone che il singolo condomino può liberamente servirsi della cosa comune, ma a condizione di non alterarne la destinazione. La destinazione di una cosa è invero determinata dalla natura della cosa stessa e dalla volontà di coloro che hanno creato lo stato di fatto e dell’uso: nell’un caso è la natura della cosa a farne derivare la destinazione, nell’altro è la volontà. La presenza nel giardino di piante di alto fusto attribuisce allo stesso una precisa destinazione e funzionalità, così che il taglio di dette piante, se non dettato da motivazioni di pericolo di loro improvviso crollo, suona come innovazione alla cosa comune che, in quanto destinata a mutarne la sostanza e la forma attribuitagli con il tempo anche dalla collettività dei condomini, deve ritenersi vietata ai sensi del secondo comma dell’art. 1120 c.c.