Il caso
04/02/2011
Il disturbo ai condomini da parte dei bambini


I condomini hanno non solo più, come in passato, la possibilità di agire nei confronti del vicino che provoca rumori a tutte le ore del giorno e della notte o lascia che i propri figli giochino nel cortile comune anche oltre gli orari consentiti; essi infatti possono chiedere sia la cessazione di tali condotte, sia la condanna del condomino riottoso al pagamento di una somma di denaro per ogni futura reiterata violazione, ai sensi dell’art. 614 bis c.p.c..
Il problema, in generale, nella vita di tutti i giorni, così come nell’ambito del condominio, del rumore e dei suoi effetti negativi ha assunto aspetti di rilevante preoccupazione.
Limitando il nostro esame alla materia condominiale, un rilevante numero delle cause radicate tra condomini attiene, appunto, a questa problematica.
Valuteremo quindi insieme tale questione per i suoi risvolti sia in sede penale, sia in sede civile.

I. Va osservato, in primo luogo, come una certa tolleranza, in questa materia, debba essere attentamente considerata: infatti, così come i bambini hanno sicuramente il diritto di esprimere la loro vitalità anche negli spazi comuni (quale è ad es. il cortile), altrettanto gli adulti hanno sicuramente il diritto a svolgere le proprie occupazioni normali, nell’ambito della giornata, ed a fruire del riposo nelle ore notturne.
Quindi, così come il soggetto che svolge la propria attività di lavoro in periodo notturno dovrà, forzatamente, subire la normale attività di gioco svolta dai bambini durante il giorno, sia in casa, sia nel cortile comune, altrettanto, durante la notte, i bambini e/o i ragazzi dovranno rispettare il riposo di tutti.
Comportandosi diversamente, si rischia, infatti, addirittura, la condanna penale, come è successo a due genitori che sono stati condannati ad una ammenda (peraltro modestissima) in quanto i loro figli avevano arrecato disturbo ai vicini, ed al riposo delle persone, con rumori e schiamazzi ripetuti.
La norma in questione, di cui all’art. 659 codice penale, rubricata “disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone” punisce, infatti, “Chiunque, mediante schiamazzi o rumori, ovvero abusando di strumenti sonori o di segnalazioni acustiche, ovvero suscitando o non impedendo strepiti di animali, disturba le occupazioni o il riposo delle persone, ovvero gli spettacoli, i ritrovi o i trattenimenti pubblici, è punito con l'arresto fino a tre mesi o con l'ammenda fino a euro 309.
Si applica l'ammenda da euro 103 a euro 516 a chi esercita una professione o un mestiere rumoroso contro le disposizioni della legge o le prescrizioni dell'autorità.”
Avverso tale condanna i genitori coinvolti nella vicenda proponevano ricorso avanti alla Corte di Cassazione per asserita violazione di legge e difetto di motivazione.
Ebbene, la S.C., con la sentenza n. 23862 del 26.05.2010 ha dichiarato inammissibile tale ricorso ritenendo che “Il comportamento tenuto dagli imputati era idoneo ad arrecare disturbo per il riposo e l'occupazione di un numero indeterminato di persone che abitavano nelle case adiacenti ed il reato sussiste purchè sussista la capacità del comportamento in se ad arrecare disturbo indipendentemente dal fatto che poi effettivamente più persone si siano lamentate, trattandosi di reato di pericolo contro la tranquillità pubblica (Sez. 1^, 13 dicembre 2007 n. 246, rv.238814; Sez. 1^, 9 dicembre 1999 n. 1394, rv. 215327; Sez. 1^, 19 ottobre 1993 n. 1700, rv. 197475).
Nel caso di specie il comportamento per la sua capacità diffusa era in grado di arrecare disturbo a una pluralità di abitazioni vicine e quindi sussisteva il requisito richiesto dalla legge.”
In sostanza, come si può notare, i genitori sono stati ritenuti responsabili proprio in quanto non hanno evitato che i figli arrecassero il disturbo, punito dalla norma sopra indicata, ai vicini, e, quindi, soprattutto, sotto il profilo della “culpa in vigilando”.

II. Sotto un profilo civilistico va detto che la maggior parte dei regolamenti di condominio reca delle norme, talora precise e dettagliate, circa l’uso del cortile comune e circa il diritto dei bambini di giocare in esso in determinati orari.
La realtà è che, molto spesso, tali disposizioni rimanevano legate, più che altro, al senso civico degli abitanti del condominio, pur essendo stabilito, dall’art. 70 delle disp. att. del codice civile, che l’amministratore potesse comminare direttamente il pagamento di una sanzione pecuniaria (per la somma assolutamente risibile, ad oggi, di 0,05 Euro) nel caso di violazioni al regolamento di condominio.
La realtà è che tale norma è sempre rimasta in pratica lettera morta, sia in considerazione del fatto che gli amministratori di condominio, nella normalità dei casi, non intendono assumersi veste e funzione di vigilanza; sia in considerazione del fatto che proprio nei casi più gravi è indispensabile rivolgersi al giudice per far accertare la violazione.
Il problema sorge peraltro, più che in sede di cognizione, in sede esecutiva.
Si pensi al caso in cui il condomino, nonostante una sentenza di condanna, continui ad esercitare attività proibite dal regolamento all’interno del proprio alloggio (ad es. il suono di strumenti) e/o nell’ambito dell’utilizzo di impianti o servizi comuni, ad esempio il cortile.
Ebbene, le difficoltà dei condomini corretti e rispettosi delle leggi e dei regolamenti, di far cessare tali comportamenti abusivi ed illegittimi di uno di essi, hanno ora una maggior possibilità di successo.
Infatti, con la legge 69/2009 il legislatore ha introdotto all’interno del codice di procedura civile l’art. 614 bis, il quale adesso così sancisce circa l’attuazione degli obblighi di fare infungibili o di non fare “Con il provvedimento di condanna il giudice, salvo che ciò sia manifestamente iniquo, fissa, su richiesta di parte, la somma di denaro dovuta dall’obbligato per ogni violazione o inosservanza successiva, ovvero per ogni ritardo nell’esecuzione del provvedimento. Il provvedimento di condanna costituisce titolo esecutivo per il pagamento delle somme dovute per ogni violazione o inosservanza. Le disposizioni di cui al presente comma non si applicano alle controversie di lavoro subordinato pubblico e privato e ai rapporti di collaborazione coordinata e continuativa di cui all’articolo 409. Il giudice determina l’ammontare della somma di cui al primo comma tenuto conto del valore della controversia, della natura della prestazione, del danno quantificato o prevedibile e di ogni altra circostanza utile.”
In sostanza, ora i condomini corretti hanno non solo più, come in passato, la possibilità di agire nei confronti del vicino che provoca rumori a tutte le ore del giorno e della notte o lascia che i propri figli giochino nel cortile comune anche oltre gli orari consentiti.
Essi infatti possono chiedere non solo la cessazione di tali condotte, ma anche la condanna del condomino riottoso al pagamento di una somma di denaro per ogni futura reiterata violazione.
In sostanza, la sentenza di condanna, costituirà titolo esecutivo sia per le violazioni già accertate, sia per quelle di identico tenore, successive, commesse dal medesimo soggetto.
Anche se l’impianto della riforma appare di sicuro interesse (basti pensare, in proposito che l’intervento dei Giudici in tale materia comporta un carattere di maggiore equità ed imparzialità rispetto al sistema previgente) solo il futuro potrà peraltro indicare se ed in che misura il carattere deterrente della nuova normativa avrà avuto successo o meno.
Avv. Alessandro Re
Immobili & Proprietà, Ipsoa Editore