Il caso
19/04/2011
Come difendersi dai rumori in condominio


Tra le lamentele dei condomini, quelle per i rumori occupano indubbiamente i primi posti nella classifica “dei contrasti condominiali”.
Esistono delle norme ben precise a tutela del riposo e della tranquillità delle persone.
In particolare, in materia condominiale, il relativo regolamento può prevedere una o più clausole che vietino ai condomini di porre in essere, negli orari di solito adibiti al riposo, attività tali da arrecare disturbo agli altri condomini.
Quando il bene della tranquillità dei partecipi al condominio sia espressamente tutelato da disposizioni contrattuali del regolamento condominiale, non occorre accertare al fine di ritenere l'attività stessa illegittima, se questa costituisca o meno immissione vietata dall’art. 844 del cod.civ., in quanto le norme regolamentari di natura contrattuale possono imporre limitazioni al godimento della proprietà esclusiva anche maggiori di quelle stabilite dall'indicata norma generale sulla proprietà fondiaria.
La materia del rumore è disciplinata dall’art. 844 cod.civ., dall’ art. 659 c.p. (disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone) e dalla legge speciale e pubblicistica sull’inquinamento acustico, la n. 447 del 1995 e successive integrazioni e modificazioni.
L’art. 844 è la norma civilistica che consente al singolo di reagire al rumore, chiedendo la corretta tutela in sede giudiziale, allorché le immissioni cui è sottoposto superano la normale tollerabilità.
La normativa pubblicistica, invece, è finalizzata alla tutela della collettività, ossia contempera le esigenze collettive alla fruizione di un ambiente meno inquinato con le altre esigenze, spesso con questo confliggenti, della produzione e del commercio. In particolare considera che il rumore sia un male necessario e cerca di contenerlo e gestirlo, fissa dei limiti di accettabilità del rumore - che possono variare, a seconda delle zone e dei periodi diurno/notturno, dai 25 Db ai 50 Db.
Tra la “normale tollerabilità” prevista dall'art. 844 c.c. ed i “limiti di accettabilità” fissati dalla normativa pubblicistica non vi è coincidenza.
Un rumore può rientrare nei limiti di accettabilità, ma essere superiore alla “normale tollerabilità”.
Nell’applicazione dell'art. 844 c.c. bisogna tenere conto della peculiarità dei rapporti condominiali e della destinazione assegnata all'edificio dalle disposizioni urbanistiche o – in mancanza – dai proprietari.
Il limite di tollerabilità delle immissioni deve essere determinato dal giudice con riguardo alla condizione dei luoghi e delle attività normalmente svolte in un certo contesto. Il criterio comparativo assume come punto di riferimento il rumore di fondo, ritenendosi intollerabili le immissioni che lo superano di 5 decibel di giorno e di 3 decibel di notte. Per “rumorosità di fondo”, si intende quel complesso di suoni, di origine varia, continui e caratteristici di una zona, sui quali s’innestano, di volta in volta, rumori più intensi. Più elevato è il rumore di fondo, più alta è la soglia del rumore nell’ambiente considerato.
Da quanto emerge da una recentissima sentenza della Suprema Corte, la n. 939 del 17.01.2011, le immissioni sonore devono considerarsi senz’altro illecite se superano i limiti stabiliti dalle leggi e dai regolamenti che fissano, nell’interesse della collettività, le modalità di rilevamento dei rumori e i limiti massimi di tollerabilità. Tuttavia, l’eventuale rispetto degli stessi limiti non è di per sè sufficiente a far considerare tollerabili le immissioni, dovendo tale giudizio sulla tollerabilità formularsi alla stregua dei principi previsti dall’art. 844 c.c..
Ai fini di questa valutazione, ha rilevanza la concomitanza nell’edificio di immobili destinati ad abitazione civile ed immobili destinati ad attività commerciali. In questo caso il criterio dell’utilità sociale impone di graduare le contrapposte esigenze in rapporto alle istanze di natura personale ed economica dei condomini
In tali casi la giurisprudenza privilegia le esigenze di vita connesse all’abitazione rispetto a quelle commerciali.
La legislazione speciale, infatti, opera nel campo degli interessi pubblici ed è destinata a regolare i rapporti tra privato e P.A., non già i rapporti di natura patrimoniale tra privati regolati, invece, dall’art. 844 c.c.
Pertanto, anche se le immissioni non superano i limiti fissati dalle norme di interesse generale, ciò non esclude che esse possano andare oltre la “normale tollerabilità” e risultare illecite dal punto di vista civilistico.
Avv. Paola Pontanari