Il caso
19/04/2011
E' violenza privata ostacolare la sosta nel parcheggio condominiale


Risolvere, anche se non certo in modo decisivo, il problema del parcheggio delle autovetture, è stata e resta una questione di fondamentale importanza per poter affermare che la qualità della vita nelle nostre città è in minima parte migliorata, considerato che attualmente centri storici ed aree ad essi adiacenti, zone semicentrali e periferiche sono costantemente soffocate da un esercito di autoveicoli che, sostando nelle strade, intralciano la circolazione, rendendo la situazione del traffico sempre più caotica e sono la causa primaria di quello che, comunemente, viene definito “stress da parcheggio”. Per tentare di porre rimedio a questo “critico” stato di fatto, si è cercato di incentivare, anche, in ambito condominiale, la realizzazione dei parcheggi auto.
In assenza di un espresso divieto contenuto nel regolamento condominiale, il cortile può essere adibito a parcheggio delle autovetture dei condomini, in base a quanto stabilito dall’art. 1102 cod.civ., secondo cui ciascun condomino può servirsi della cosa comune purché non ne alteri la destinazione e non impedisca agli altri partecipanti di farne parimenti uso secondo il loro diritto.
Spetta all’assemblea dei condomini di regolamentare il diritto di parcheggio, al fine di assicurare il miglior godimento della cosa comune in capo a tutti i partecipanti.
Pertanto, con la delibera assunta a maggioranza semplice - ossia da un terzo dei condomini che rappresenti almeno un terzo dei millesimi dell’edificio - l’assemblea può predeterminare le aree a ciò destinate e stabilire al loro interno porzioni separate assegnate in via esclusiva a ciascun comunista, purché tutti ne possano fare simile uso. L’assemblea dei condomini, non può, invece, decidere di posizionare nel cortile singole autorimesse a beneficio, anche se a pagamento, di alcuni soltanto dei condomini. Altresì, non può disporre l’assegnazione nominativa di posti fissi del cortile comune in favore di singoli condomini in quanto, così decidendo, si andrebbe ad elidere il diritto degli altri condomini di fare pari uso del bene comune.
Nel caso in cui, pertanto, il cortile non sia sufficiente a contenere le auto di tutti i condomini, l’assemblea dei condomini potrà deliberare l’uso turnario di esso. Tale criterio, infatti, è ritenuto, dalla comune ”esperienza condominiale”, l’unico idoneo a garantire il pari diritto di godimento del bene da parte di ogni condomino qualora la cosa comune non sia in grado di garantire un contemporaneo suo uso da parte di tutti. Periodicamente, pertanto, si dovrà provvedere ad assegnare i posti auto in modo da garantirne la disponibilità a coloro rimasti esclusi dalla prima assegnazione. In questi casi è, altresì, valida la delibera assembleare che pone a carico di colui che parcheggia l’onere di versare un periodico compenso nei limiti di un maggior contributo per l’utilizzo del bene comune.
Tuttavia, l’insufficienza del posto auto all’interno del condominio, non giustifica i parcheggi “fai da te”, neanche per un breve periodo di tempo. Infatti, rischia trenta giorni di reclusione chi, parcheggiando in maniera “selvaggia”, tiene “prigioniera” l’auto del vicino e non scende a spostarla.
E’ il principio che è emerso in una recentissima sentenza, la n. 7592 del 28.02.2011, della Corte di Cassazione, Sez. V Penale, secondo la quale “integra il reato di violenza privata la condotta dell’automobilista che parcheggia la propria autovettura all’interno del cortile condominiale in modo tale da impedire l’uscita di un’altra automobile, senza tra l’altro, nonostante le ripetute sollecitazioni, intervenire a spostarla, ma anzi costringendo la persona offesa a restare a lungo sul posto anziché allontanarsi”.
Il caso riguarda una signora condannata alla pena di giorni trenta di reclusione, in quanto avendo lasciato trascorrere circa un’ora senza scendere o anche solo affacciarsi per spiegare di aver smarrito le chiavi, aveva “sequestrato” l’auto di un condomino. Secondo l’accusa, l’imputata, intenzionalmente, aveva parcheggiato la propria autovettura all’interno del cortile condominiale in modo tale da impedire l’uscita di un altro condomino. In particolare, omettendo - nonostante le ripetute sollecitazioni - di rimuovere detta autovettura - ha costretto la persona offesa a restare a lungo sul posto anziché allontanarsi, come essa avrebbe voluto, con il proprio automezzo.
Secondo la Corte di Cassazione, proprio l’assenza di spiegazione alcuna deve considerarsi indicativa di una volontà tesa ad impedire all’altro condomino di allontanarsi, come avrebbe voluto, con la propria autovettura.
Da quanto appena emerso, a parere di chi scrive, sembra scomparso il concetto di “rispetto” per gli altri. Nessuno ormai si preoccupa più del proprio vicino che sempre più spesso diventa un nemico, qualcuno da osteggiare, magari a cui fare dispetti e stupide ripicche. Questa sentenza, forse inconsapevolmente, ci ricorda di preoccuparci degli altri e non solo di noi stessi.
Avv. Paola Pontanari