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07/11/2013
Una politica abitativa con meno nuove costruzioni e più recupero edilizio


Secondo Salvatore Lo Balbo, segretario nazionale del Sindacato Fillea Cgil Federazione Italiana dei Lavoratori del Legno, dell' Edilizia, delle industrie Affini ed estrattive, tra le tante emergenze della società italiana, sembra che non vi sia spazio per quella dell’offerta abitativa pubblica. Le statistiche ci dicono che un’alta percentuale d’italiani (famiglie o single) possiede almeno una casa di proprietà e che un numero notevole di essi possiede anche la seconda casa. Al rilevante patrimonio privato si deve aggiungere un patrimonio pubblico che, pur essendosi assottigliato negli anni, si aggira intorno ad 800 mila unità abitative. E un notevole patrimonio di unità abitative private invendute, abbandonate, degradate o ubicate in luoghi dove la domanda è quasi inesistente …
Per la Fillea è decisivo contribuire a far uscire il Paese e la filiera da questa lunga crisi strutturale con una proposta, che ha già visto momenti di mobilitazione delle categorie, che metta al centro la fase di ristrutturazione ordinaria e straordinaria dell’attuale patrimonio pubblico e privato.
La Fillea ritiene che il Pubblico (Stato, Regioni, Province e Comuni) debba, senza tentennamenti e ambiguità, ricominciare ad alimentare “il patrimonio pubblico abitativo” producendo atti concreti verso:

- La ristrutturazione/ricostruzione dell’attuale patrimonio;

- L’acquisto, e non la costruzione ex novo, di nuovi appartamenti già presenti sul mercato e allocati in zone urbane non periferiche;

- Utilizzo commerciale, in affiancamento all’Amministratore Giudiziario, degli immobili sequestrati o confiscati alla criminalità e alle mafie;

- Realizzazione di eventuali nuovi alloggi esclusivamente in aree già impermeabilizzate.