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23/07/2015
Il patrimonio immobiliare del Paese visto dal Catasto


Nei giorni scorsi è stato pubblicato il rapporto “Statistiche catastali 2014”, realizzato dall’ufficio Statistiche e studi della direzione centrale Osservatorio del mercato immobiliare, con la collaborazione della direzione centrale Catasto e cartografia.
Il rapporto fornisce una mappa del numero, della consistenza e della rendita delle unità immobiliari censite negli archivi catastali, distinguendo altresì in ragione della natura giuridica degli intestatari.
Al 31 dicembre 2014 risultano censiti in catasto oltre 73 milioni di unità immobiliari urbane. Non considerando gli immobili che non producono reddito del gruppo F, i beni comuni non censibili e gli immobili in lavorazione, dei 73 milioni sono quasi 64 milioni le unità presenti negli archivi catastali a cui è associata una rendita, per complessivi 37,5 miliardi di euro.
La maggior parte delle unità è censita nel gruppo A (oltre il 55%) e nel gruppo C (quasi il 42%), dove sono compresi, oltre a immobili commerciali (negozi, magazzini e laboratori), anche le pertinenze delle abitazioni, cioè soffitte, cantine, box e posti auto. La restante parte dello stock (il 3%) è costituita da immobili a destinazione speciale (gruppo D, 2,4%), a destinazione particolare (gruppo E, 0,3%) e a uso collettivo (gruppo B, 0,3%).
In termini di rendita catastale, la quota maggiore è ancora rappresentata dagli immobili del gruppo A e C, ma scende al 65% circa del totale. Le unità del gruppo D rappresentano, di contro, una rilevante quota di rendita del patrimonio immobiliare italiano, quasi il 30%, a fronte di una quota di solo il 2,4% in numero.
Dei 37,5 miliardi di euro di rendita complessiva, circa il 60% riguarda immobili di proprietà delle persone fisiche (22,5 miliardi di euro) e il restante 40% (15 miliardi di euro) è detenuto da persone non fisiche; solo lo 0,1% del totale (circa 30 milioni di euro) è la rendita associata ai beni comuni censibili.