Raccolta Sentenze - Casa e Condominio
Spese condominiali


Opposizione al decreto ingiuntivo

La decisione sull’impugnazione della delibera assembleare non è pregiudiziale al giudizio di opposizione al decreto ingiuntivo. Va escluso che al giudice dell’opposizione al decreto ingiuntivo ottenuto ex art. 63, co. 1 disp. att. Cod.Civ. sia consentito di sospendere il giudizio in attesa della definizione del diverso giudizio di impugnazione, ex art. 1137 Cod. Civ., della deliberazione posta a base del provvedimento monitorio opposto.
Corte di cassazione, Sezioni Unite, 27 febbraio 2007, n. 4421
Fonte: Ipsoa Immobili e Proprietà

Commento

La questione della sospensione necessaria, ex art. 295 c.p.c., del procedimento di opposizione a decreto ingiuntivo per il pagamento di oneri condominiali, in pendenza di giudizio di impugnazione della delibera assembleare di approvazione delle spese, ha dato luogo ad un contrasto di giurisprudenza e su questo sono intervenute le sezioni unite enunciando il principio in commento.
La S.C. non ha dubbi: non ci è alcun rapporto di pregiudizialità tra il giudizio di impugnazione della deliberazione assembleare che ha approvato la spesa e il giudizio di opposizione al decreto ingiuntivo ottenuto dal condominio nei confronti del condomino moroso sulla base del piano di riparto della stessa spesa approvato dall’assemblea.
La ragione di ciò sta nel fatto che diverso è l’oggetto del contendere e, di conseguenza non vi è alcun pericolo di contrasto di giudicati: nell’impugnazione della delibera assembleare il giudice è chiamato a decidere della validità della deliberazione, nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo il giudizio concerne la sola efficacia della delibera quale titolo idoneo all’emissione del provvedimento monitorio.
La questione è da tempo dibattuta e concerne le possibili interferenze del giudizio di impugnazione della delibera assembleare di approvazione della spesa, il cui riparto è il presupposto per l’emissione del decreto ingiuntivo, provvisoriamente esecutivo per legge, e il giudizio di opposizione a tale decreto.
In pratica, la situazione non è certo rara. Infatti, spesso il condomino dissenziente è anche colui che per confermare il proprio dissenso omette il pagamento della quota di spesa deliberata a suo carico e ripartita secondo il pano di riparto pure approvato dall’assemblea.
L’amministratore, in adempimento delle obbligazioni poste a suo carico dalla legge, esegue le deliberazioni adottate dall’assemblea (art. 1130, n. 1 cod.civ.), deliberazioni che sono immediatamente esecutiva, e procedere a riscuotere i contributi necessari per l’erogazione delle spese occorrenti alla manutenzione ordinaria delle parti comuni e all’esercizio dei servizi comuni (art. 1130, n.3 cod.civ.). Proprio perché il condominio è un “ente di gestione” e non un soggetto dotato di un autonomo patrimonio, l’attività di riscossione dei contributi è necessaria ed essenziale alla gestione stessa, tant’è che l’obbligo dei condomini di contribuire alle spese preesiste all’approvazione del rendiconto, infatti la delibera di approvazione non è costituiva del diritto di credito del condominio, ma solo dichiarativa di esso.
Per le spese condominiali il procedimento monitorio assume una particolare connotazione: il decreto ingiuntivo è immediatamente esecutivo, nonostante opposizione (art. 63, disp. Att.cod.civ.).
Invero, la prevalente giurisprudenza di legittimità ha da tempo escluso il nesso di pregiudizialità necessaria tra giudizio di impugnazione della delibera assembleare e quello di opposizione al decreto ingiuntivo richiesto ed ottenuto sulla base della stessa deliberazione, ma tale esclusione è stata decisa sulla base di due diversi ordini di argomentazioni.
Un primo orientamento ha escluso il nesso di pregiudizialità ritenendo che il diritto del condominio a ricevere le quote spese erogate per il godimento dei beni e dei servizi comuni non trae origine dalla delibera assembleare di approvazione delle spese, ma è inerente all’effettuata gestione, così come l’obbligo del condomino di pagare non si fonda sulla delibera ma deriva dalla titolarità del diritto reale sull’immobile. Di conseguenza la delibera di approvazione della spesa e del suo riparto non è costitutiva del diritto di credito dell’ente condominiale verso il condomino, ma è solo dichiarativa di tale diritto, tant’è che il venir meno di essa non comporta l’insussistenza del diritto, ma solo la perdita di efficacia del provvedimento monitorio emesso sulla base di delibera invalida, diritto che può sempre essere accertato da altra delibera valida. La delibera è provvisoriamente esecutiva e sino a che tale efficacia permane, può costituire titolo per l’emissione del decreto ingiuntivo e di condanna al pagamento a prescindere dalla validità della delibera stessa 1.
Sottolineano i giudici di legittimità che “nella dialettica dei rapporti interni tra condominio e condomino, non solo l’obbligo dei singoli partecipanti alla comunione dell’edificio di contribuire al pagamento delle spese effettuate nel comune interesse sorge per effetto della deliberazione con la quale l’assemblea approva le spese stesse, deliberazione che deve sempre intervenire, anche per le spese d’ordinaria gestione, nella forma dell’approvazione del preventivo o quanto meno della ratifica successiva, al più tardi in sede d’approvazione del consuntivo, non potendosi prescindere dall’accertamento della legittimità e dell’entità delle stesse, ma la liquidità del credito condominiale è data solo dalla successiva deliberazione d’approvazione del piano di riparto ovvero dall’elaborazione di questo in conformità alle vigenti tabelle millesimali, nel qual caso trattandosi di semplice operazione matematica; pertanto, il condominio, che agisca nei confronti del condomino onde conseguire il pagamento delle quote da questi dovute, deve dimostrare, anzi tutto, la legittimità della spesa, producendo la relativa delibera d’approvazione ed, in secondo luogo, anche la legittimità della determinazione delle quote, o producendo la delibera di approvazione del piano di riparto o dimostrando la conformità di questo alle vigenti tabelle regolamentari.”
Le sezioni unite concludono osservando che secondo tale indirizzo non vi sarebbe necessità di sospendere il giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo in attesa dell’esito di quello di impugnazione della delibera solo nel caso in cui la controversia abbia ad oggetto i contributi per spese di gestione ordinaria.
Dunque per poter escludere la sussistenza di un’ipotesi di sospensione necessaria in tutti i casi in cui siano pendenti i due giudizi in questione occorre far ricorso ad altri argomenti, come altra parte, maggioritaria, della giurisprudenza di legittimità ha già fatto, considerando che in tema di opposizione a decreto ingiuntivo immediatamente esecutivo per la riscossione delle spese approvate dall’assemblea condominiale, il condomino opponente non può far valere questioni attinenti alla validità della delibera stessa, già impugnata in altro giudizio, ma solo questioni concernenti l’efficacia della medesima2.
La distinzione tra validità ed efficacia della deliberazione assembleare comporta che non possa esserci contrasto di giudicati e, dunque, esclude la necessità della sospensione di un giudizio per evitare tale conseguenza.
Invero, l’ambito del giudizio di opposizione al decreto ingiuntivo, immediatamente esecutivo, è ristretto alla sola verifica dell’esistenza e dell’efficacia della deliberazione assembleare di approvazione della spesa e della ripartizione del relativo onere.
Sottolinea la Corte che “in ragione della diversità di materia del contendere, tra il giudizio d’opposizione al decreto ingiuntivo e quello d’impugnazione della delibera condominiale in virtù della quale tale decreto è stato concesso non esistendo né continenza né pregiudizialità, il giudice del primo deve limitarsi ad accertare che il credito ingiunto sia fondato su deliberazioni con le quali siano stati approvati la spesa ed il relativo stato di riparto e che l’opponente fornisca o meno la prova d’aver corrisposto quanto dovuto, in difetto della qual prova deve rigettare l’opposizione, essendo ininfluente, in difetto di sospensione dell’esecutività delle deliberazioni da parte del giudice competente adìto con l’impugnazione ex art. 1137 cod.civ, che le deliberazioni stesse possano o meno essere invalide sotto qualsivoglia profilo”.
Anche quest’ultimo orientamento non è totalmente condiviso 3 perché si è osservato che così il problema della pregiudizialità non è risolto, ma solo eluso: “il fatto che la sospensione del giudizio d’opposizione non comporterebbe anche la sospensione della delibera impugnata e della provvisiona esecuzione del decreto ingiuntivo in base ad essa emesso non fa venir meno, da un lato, l’obbligo del giudice di accertare il rapporto di pregiudizialità e, dall’altro, l’interesse della parte alla conseguente sospensione, dacché a seguito dell’accoglimento della domanda proposta nel giudizio di impugnazione della delibera verrebbe evitato un possibile conflitto di giudicati e per effetto della caducazione del titolo in base al quale è stato emesso il decreto ingiuntivo il condomino avrebbe diritto alla restituzione di quanto eventualmente pagato”.
Le Sezioni Unite della S.C. hanno concluso dando una lettura restrittiva dell’istituto della sospensione necessaria ex art. 295 c.p.c., condividendo il disfavore dell’ordinamento verso il fenomeno sospensivo che si desume sia dalla normativa processuale sia dalle pronunce della Corte Costituzionale con particolare riferimento agli effetti negativi dell’istituto sulla ragionevole durata del processo.
La sospensione necessaria del processo, in assenza di esplicito riferimento normativo, opera esclusivamente nel caso in cui sussista “l’indispensabilità logica dell’antecedente avente carattere pregiudiziale”, giacché scopo dell’istituto è quello di “evitare il conflitto di giudicati, l’art. 295 c.pc. può trovare applicazione solo quando in altro giudizio deve esser decisa, con efficacia di giudicato, una questione pregiudiziale in senso tecnico-giuridico,…. e non anche qualora oggetto dell’altra controversia sia una questione pregiudiziale soltanto in senso logico..”.
Il principio cui aderisce la sentenza in commento è quello per il quale “le condizioni per la sospensione necessaria del processo ex art. 295 c.pc. ricorrono qualora risultino pendenti innanzi a giudici diversi giudizi legati tra loro da un rapporto di pregiudizialità tale che la definizione dell’uno costituisca l’imprescindibile presupposto logico giuridico dell’altro, nel senso che l’accertamento dell’antecedente venga postulato con effetto di giudicato di modo che possa astrattamente configurarsi l’ipotesi di conflitto tra giudicati” 4.
Sottolineano poi i giudici di legittimità che “nel giudizio promosso per il riconoscimento di diritti derivanti da titolo, l’obbligo di sospensione insorga quando in un diverso giudizio tra le stesse parti si controverta dell’inesistenza o della nullità assoluta del titolo stesso., dacché al giudicato d’accertamento della nullità, la quale impedisce all’atto di produrre ab origine qualunque effetto, sia pure interinare, si potrebbe contrapporre un distinto giudicato, d’accoglimento della pretesa basata su quel medesimo titolo, contrastante con il primo in quanto presupponente un antecedente logico giuridico opposto”5.
Di contro, non si darà luogo a ipotesi di sospensione necessaria, quando oggetto dell’altro giudizio sia il mero accertamento di un vizio di annullabilità del titolo, perché la sentenza che accerti il fondamento di tale assunto è una sentenza avente natura costitutiva, i cui effetti si producono al passaggio in giudicato, così che l’annullamento è compatibile con l’efficacia medio tempore del titolo, ferma restando naturalmente la retroattività tra le parti dei connessi obblighi di restituzione.
Nel caso degli oneri condominiali, è evidente che l’azione di impugnazione della delibera ex art. 1137 cod.civ., da proporsi nei trenta giorni successivi all’assemblea (e per gli assenti, dal ricevimento del relativo verbale), è azione di annullamento con efficacia costitutiva. Diverso è invece il caso di impugnazione per nullità della deliberazione: sono in tal caso esiste il rapporto di pregiudizialità necessaria che impone la sospensione del giudizio concernente la condanna al pagamento (opposizione a decreto ingiuntivo) derivante dalla delibera assembleare impugnata per nullità o inefficacia in attesa del giudicato di accertamento sulla nullità oggetto del primo, perché solo in questo caso si potrebbe avere un contrasto di giudicati.
La S.C. sottolinea, infine, che tale indirizzo giurisprudenziale non considera la peculiarità della materia condominiale, di cui invece va tenuto conto perché il condominio deve poter – in concreto- conseguire la sua “istituzionale finalità di conservazione e gestione della cosa comune nell’interesse della collettività dei partecipanti, mediante la manutenzione, ordinaria e straordinaria delle parti comuni dell’edificio e l’esercizio dei servizi comuni “. Per raggiungere tale obbiettivo l’ente condominiale necessita un regolare flusso di mezzi finanziari e dunque del puntale e costante pagamento delle quote da parte dei condomini, dovute sulla base del piano di riparto approvato dall’assemblea.
Proprio a tali esigenze è informato il sistema normativo e, specificamente:
l’art. 1130 cod.civ. che attribuisce all’amministratore il dovere di eseguire le deliberazioni dell’assemblea e il compito di riscuotere i contributi ed erogare le spese, pone una sostanziale correlazione tra l’un dovere e l’altro: “ necessariamente correlati entrambi nella realizzazione della finalità economico-sociale dell’istituto, perseguita con la regolamentazione dello stesso, prima autonoma e poi inserita con variazioni nella disciplina codicistica”;
l’art. 63 disp. Att. Cod.Civ. che consente all’amministratore di ottenere un decreto ingiuntivo immediatamente esecutivo nei confronti del condomino inadempiente all’obbligazione di contribuire alle spese approvate dall’assemblea, senza necessità di preventiva autorizzazione da parte dell’assemblea stessa;
l’art. 1137 cod.civ. che riserva ad un autonomo giudizio ogni controversia sulla validità delle deliberazioni assembleari, così che non vi sia interferenza tra l’eventuale opposizione al provvedimento monitorio – circoscritto all’accertamento della idoneità formale (validità del verbale) e sostanziale (pertinenza della pretesa azionata alla deliberazione allegata) della documentazione posta a fondamento dell’ingiunzione e della persistenza o meno dell’obbligazione dedotta in giudizio.
Osserva la S.C. che “è evidente come il sistema normativo in questione, che s’inserisce nella disciplina del condominio già di per sé connotata da specialità in regione della necessità d’una distinta considerazione per il settore di vita sociale che rappresenta, sia da ricondurre a quella categoria di disposizioni che, nell’attribuire a sentenze, negozi, diritti il carattere dell’immediata esecutività, della necessaria realizzabilità pur in pendenza di controversie, a tutela d’interessi generali o particolari discrezionalmente ritenuti prevalenti e meritevoli d’autonoma considerazione rispetto alla disciplina comune propter aliquam utilitatem , si pongono con carattere derogatorio nei confronti del principio generale d’inesecutività del titolo ove impugnato con allegazione della sua origi8naria invalidità assoluta (nullità – inesistenza), quindi anche del principio, per cui la pendenza del giudizio sulla contestazione della validità del titolo giustifica la sospensione ex art. 295 c.pc. del giudizio nel quale si discute dell’adempimento delle obbligazioni con quel titolo costituite”.
Dunque il Legislatore ha considerato prevalente l’interesse della collettività condominiale e maggiormente meritevole di tutela, rispetto all’interesse del singolo condomino che, tuttavia, non è rimasto privo di tutela, avendo comunque la possibilità di impugnare la deliberazione assembleare e chiederne la sospensione dell’efficacia esecutiva.
Tale argomento, infine, depone ulteriormente a favore della non necessaria sospensione, proprio perché è solo il giudice dell’impugnazione della delibera legittimato a sospenderne l’efficacia sulla base del fumus boni iuris, e non invece il giudice dell’opposizione al decreto ingiuntivo che su tale delibera è stato emesso, neppure come giudizio incidentale.
Mariagrazia Monegat (Avvocato in Milano)