Raccolta Sentenze - Locazione
Edilizia popolare ed economica


Subentro nell’assegnazione del coniuge separato o divorziato

In materia di locazione di immobili di edilizia residenziale pubblica l’unico titolo che abilita alla locazione è l’assegnazione, pertanto pur essendo applicabili anche in tale materia le norme che regolano gli effetti della separazione personale dei coniugi e i rapporti di diritto privato, in assenza di un provvedimento emesso in sede di separazione giudiziale, scioglimento del matrimonio o cessazione degli effetti civili dello stesso che assegna la casa coniugale, non può farsi luogo al subentro all’assegnatario dell’altro coniuge.
Corte di cassazione, Sezione Terza Civile, 19 giugno 2008, n. 16627
Fonte: Ipsoa Immobili e Proprietà

Commento

La vicenda da cui trae origine la decisione in commento vede contrapposta una coppia di ex coniugi che si contende la titolarità del contratto di locazione agevolato di immobile urbano residenziale pubblico di proprietà dello IACP rivendicando, in sostanza, ciascuno il diritto a godere dell’immobile.
L’iniziativa giudiziale è assunta dall’ex marito originario assegnatario dell’alloggio che successivamente alla pronuncia del divorzio chiede alla ex moglie la restituzione dell’alloggio, a questa assegnato con provvedimento provvisorio in sede di separazione quale genitore affidatario della figlia minore, assegnazione non confermata in sede di provvedimenti definitivi. La richiesta si fonda sul presupposto che il diritto all’assegnazione sia venuto meno per la raggiunta maggior età della figlia e la conseguente cessazione dell’affidamento alla madre che giustificava l’assegnazione dell’alloggio quale casa coniugale.
La domanda viene respinta dal tribunale e anche la corte di appello in sede di gravame conferma l’infondatezza della pretesa di restituzione formulata dall’uomo osservando che dopo la maggior età la figlia aveva comunque continuato a vivere nell’alloggio con la madre e tale convivenza era continuata anche dopo il matrimonio della stessa, sicché il nucleo familiare nella sua nuova composizione (figlia, marito, madre e convivente) aveva continuato a fruire dell’alloggio.
La corte di merito rilevava inoltre che la richiesta di una pronuncia diretta ad ottenere la restituzione dell’alloggio mal si conciliava con l’eventuale sindacato sulla attività amministrativa di assegnazione di un alloggio residenziale pubblico e, a maggior ragione, con la decisione in ordine alla emanazione di un provvedimento di caducazione di tale assegnazione.
Concludeva quindi confermando la sentenza di primo grado e respingendo così la richiesta di restituzione osservando altresì che nel caso di specie i diritti e i doveri conseguenti alla effettiva assegnazione dell’alloggio facevano capo al nucleo familiare, sicché la revoca dell’assegnazione avrebbe potuto essere giustificata solo nel caso in cui fossero venute meno le esigenze abitative non solo personali, ma dell’intero nucleo familiare.
Il coniuge originario assegnatario dell’alloggio ha proposto ricorso per la cassazione di tale decisione ritenendo la stessa frutto di una erronea interpretazione delle norme regionali disciplinanti l’ipotesi di subentro nell’assegnazione dell’alloggio in caso di separazione dei coniugi, nonché di un errato concetto di “nucleo familiare”.
Entrambi i motivi sono stati ritenuti fondati dal Giudici di legittimità.
Sotto il primo profilo la S.C. ha ribadito che le norme che regolano gli effetti della separazione personale e i rapporti di locazione di diritto privato trovano piena applicazione anche in materia di edilizia residenziale pubblica. E in effetti, nel caso di specie, le norme contenute nelle Leggi regionali – l’art. 20 della L.R. Lazio n. 33/1987 e l’art. 12 della L.R. Lazio n. 12/1999 – prevedono che in caso di separazione giudiziale, di scioglimento del matrimonio e di cessazione degli effetti civili dello stesso, all’assegnatario subentri l’altro coniuge qualora il diritto di abitare l’alloggio sia dal giudice attribuito a quest’ultimo.
La disposizione è del tutto simile a quella prevista dall’art. 6 della legge 392/78 che prevede appunto che al conduttore succeda l’altro coniuge “se il diritto di abitare nella casa familiare sia stato attribuito dal giudice a quest’ultimo”.
Non può certo dubitarsi, alla luce della disciplina statale dettata per i rapporti di locazione privati e della disciplina regionale dettata per quelli di edilizia residenziale pubblica, che, in mancanza di una espressa attribuzione derivante dal provvedimento giudiziale emanato nell’ambito del procedimento di separazione o divorzio, l’alloggio rimane assegnato all’originario avente diritto.
Occorre poi considerare che le ipotesi di subentro nel contratto, ad esempio per morte dell’assegnatario, così come quelle concernenti eventuali provvedimenti caducativi dell’assegnazione non rientrano nella giurisdizione del giudice ordinario1, perché non si determina una successione nel rapporto locatizio, bensì la cessazione dell’assegnazione-locazione e il ritorno dell’alloggio nella disponibilità dell’ente assegnante, con la conseguenza che gli eredi legittimi hanno una posizione di interesse legittimo in ordine alla facoltà di chiedere una nuova assegnazione in loro favore del medesimo bene a titolo preferenziale, sempre che sussistano le condizioni di carattere generale2.
In altri termini, perché possa essere riconosciuto il diritto del coniuge non assegnatario a godere dell’alloggio di edilizia residenziale pubblica, è indispensabile che tale godimento derivi da un provvedimento giudiziale che attribuisca al coniuge il godimento dell’alloggio, già casa coniugale, in quanto affidatario della prole minorenne
Va detto che la recente riforma in materia di diritto di famiglia3 con l’introduzione dell’affidamento condiviso della prole ha modificato le disposizioni in materia di assegnazione della casa familiare sottolineando come il godimento della stessa debba essere attribuito prioritariamente tenendo conto dell’interesse dei figli4 .
Anche dopo la citata riforma è pur sempre un provvedimento giurisdizionale a legittimare il diritto al godimento di un alloggio da parte di un soggetto (il coniuge) che non è titolare del rapporto che legittima la detenzione del medesimo.
La S.C. ha censurato la decisione dei giudici di merito anche nella parte in cui hanno considerato rilevante ai fini del perdurare del godimento dell’alloggio da parte dell’ex coniuge una nozione di nucleo familiare erronea. Osservano i giudici di legittimità che il concetto di nucleo familiare rileva ai fini dell’assegnazione dell’alloggio per determinarne l’adeguatezza: nel caso della L.R. Lazio si deve far riferimento alla famiglia costituita dai coniugi nonché dai figli legittimi, naturali, riconosciuti ed adottivi e dagli affiliati conviventi5.
E’ del tutto erroneo perciò ritenere che il marito originario assegnatario dell’alloggio debba considerarsi solo formalmente titolare dell’assegnazione, mentre sostanzialmente i diritti e i doveri derivanti da tale detenzione qualificata si sarebbero realizzati in capo al nucleo familiare.
La S.C. ha sottolineato che il riferimento al nucleo familiare ha rilevanza nel momento genetico dell’assegnazione stessa al solo fine di stabilire se l’unità immobiliare assegnato è adeguata alle esigenze abitative della famiglia dell’assegnatario, sicché è del tutto inconferente il richiamo alla norma che estende i diritti e gli obblighi derivanti dall’assegnazione all’intero nucleo familiare 6.
In conclusione, nella vicenda in esame, l’assegnazione dell’alloggio era avvenuta in favore del marito. Il godimento di esso era stato attribuito alla moglie nel procedimento di separazione, in sede di provvedimenti presidenziali provvisori, in quanto affidataria di una figlia minore di età, e il marito si era allontanato dall’alloggio.
Allorquando era stato definito il giudizio di divorzio, considerato che la figlia nel frattempo aveva raggiunto la maggior età, nessun provvedimento era stato pronunciato in relazione all’assegnazione della casa.
La S.C. conclude che a tal punto la madre e la figlia erano divenute occupanti senza titolo e dunque la domanda di restituzione da parte del marito/padre originario ed unico assegnatario dell’alloggio dovrà essere ora riesaminata dalla corte di merito che si atterrà ai principi di diritto enunciati dal supremo Collegio.
Mariagrazia Monegat (Avvocato in Milano)