Raccolta Sentenze - Casa e Condominio
Amministrazione


L'amministratore creditore non può notificarsi il decreto ingiuntivo

L’amministratore di condominio che, sul presupposto di vantare un credito verso il condominio da lui gestito, chiede ed ottiene dal locale Tribunale un decreto ingiuntivo di pagamento, non può poi notificarlo a sé stesso, quale legale rappresentante dell’ente debitore, in quanto in palese conflitto di interesse.
Ai fini della ricezione del decreto ingiuntivo è necessaria la nomina di un curatore speciale

Commento

La realtà condominiale registra spesso la presenza di situazioni di conflitto d’interesse che rendono a volte difficile il bilanciamento tra gli interessi individuali e quelli invece della collettività condominiale unitariamente considerata.
Tutte le disposizioni previste dal codice civile che riguardano il conflitto di interessi esprimono, pur nella varietà dei casi, una esigenza comune: quella di evitare che un soggetto portatore di un interesse proprio e diverso possa agire o partecipare ad una decisione che viene presa nell'interesse del rappresentato oppure nell'interesse del gruppo di cui egli stesso fa parte, perché è facile immaginare, pur senza averne la certezza, che il soggetto in questione possa agire o decidere favorendo l'interesse proprio e diverso rispetto a quello del rappresentato o del gruppo di cui egli stesso fa parte.
Il conflitto d’interessi consiste proprio nell’incompatibilità fra la posizione del condomino o dell’amministratore e quella della collettività condominiale. Esso si ricollega alla titolarità, in capo ai primi, di una situazione giuridica idonea a determinare la possibilità che il potere rappresentativo possa essere in contrasto con l’interesse del condominio e presuppone che il singolo condomino o amministratore siano interessati ad un atto di contenuto diverso o ad un esito della lite diverso da quello che avvantaggi il condominio.
Per il settore condominiale mancano disposizioni specifiche, ma appaiono però utilizzabili gli artt. 1394 e 1395 c.c. (in tema di rappresentanza) e gli artt. 2373 e 2391 c.c. (in tema di società).
Il conflitto di interessi può sussistere tra il condomino ed il condominio nell’espressione del voto oppure tra amministratore e condominio, quando il primo opera nel primario suo interesse invece che di quello dell’ente da lui rappresentato.
Quando il fenomeno si presenta tra i condomini, anche coloro che si trovano in una situazione di conflitto di interessi con il condominio hanno diritto di partecipare all'assemblea, pure se con il dovere di astenersi al momento della votazione .
Il contrasto può essere però riconosciuto solo ove risulti dimostrata una sicura divergenza tra specifiche ragioni personali di determinati singoli condomini, il cui voto abbia concorso a determinare la maggioranza assembleare, ed un parimenti specifico contrario interesse istituzionale del condominio (Cass. 16.05.2011 n.10754).
Ne deriva che al fine di determinare l'invalidità del deliberato assembleare adottato con il voto determinante di colui che si assume persegua un interesse in conflitto con quello comune, non è sufficiente allegare che questi si trovi in una situazione astrattamente contrastante, ma è necessario dimostrare che egli abbia, in concreto, perseguito altro interesse, incompatibile con quello collettivo.
In ogni caso, le maggioranze necessarie per approvare le delibere sono comunque quelle richieste dalla legge in rapporto a tutti i partecipanti e al valore dell'intero edificio, talché, anche in caso di conflitto di interessi tra qualche condomino e il condominio, le maggioranze richieste per le delibere si devono rapportare alla totalità dei partecipanti al condominio e al valore complessivo dell'intero edificio e non ai soli condomini (e ai millesimi di cui essi sono titolari) che non si trovano in situazione di conflitto di interessi rispetto alla delibera.( Cass. 30.01.2002 n.1201).
Con riferimento all’amministratore, sussiste conflitto di interessi quando il potere rappresentativo sia da lui esercitato in contrasto con l'interesse del Condominio , essendo il primo portatore d'interesse personale ad un esito diverso da quello vantaggioso per il secondo.
Si determina, infatti, in tal caso, una condizione d'antitesi tra rappresentante e rappresentato incompatibile con la funzione della rappresentanza, non potendosi escludere che la condotta del rappresentante possa essere influenzata dal proprio interesse e che questi ne sia indotto, pertanto, a tenere un comportamento per sé vantaggioso ma pregiudizievole all'interesse del Condominio. In applicazione analogica dell’art. 2391 c.c. anche nel condominio va tutelata la trasparenza e dunque va imposto all’amministratore di dare notizia di ogni interesse che egli abbia in operazioni da svolgersi per conto del condominio oppure contro di esso.
Anche in tal caso, la situazione va accertata non in già astratto, ma in concreto, richiedendo la verifica di una sicura divergenza tra l'interesse dell’amministratore e quello comune.
Così è avvenuto nella fattispecie sottoposta all’esame dei Giudici milanesi ( Sez. III) e decisa con sentenza del 30.11.2017 con la declaratoria di invalidità della notifica del decreto ingiuntivo richiesto da un amministratore di un Condominio a sé stesso, quale rappresentante del condominio debitore.
L’amministratore del predetto Condominio, sul presupposto di ritenersi creditore nei confronti dell’ente da lui gestito per compensi non percepiti, aveva ottenuto un decreto ingiuntivo di pagamento ,che aveva poi provveduto a far notificare presso il suo studio, stante la sua spiegata qualità. Successivamente alla scadenza dei termini per proporvi opposizione, veniva rimosso dall’incarico e in sede di “passaggio delle consegne” ometteva di consegnare al subentrato nella carica sia il decreto ingiuntivo notificato e sia le fatture giustificative della sua pretesa creditoria.
Il Condominio, dopo avere infruttuosamente tentato di opporsi tardivamente ( ex art. 650 c.p.c.) al decreto ingiuntivo chiedendone la revoca, ha proposto opposizione anche all’esecuzione ( ex art. 615 c.p.c.) assumendo, da un lato, la nullità del decreto ingiuntivo perché notificato a persona – appunto lo stesso richiedente creditore – che in quel momento rivestiva ancora la carica di rappresentante del debitore e dunque in palese conflitto di interessi; dall’altro, l’inesistenza della notifica del decreto ingiuntivo in quanto avvenuta , a ben vedere, a mani del creditore stesso, che invece, in siffatta situazione, ben avrebbe dovuto provvedere a far nominare un curatore speciale del Condominio a cui fare recapitare il tutto.
Sotto tale profilo, l’art. 65 Disp. Att.c.c. è di esemplare chiarezza ne nel disporre che, mancando per qualsiasi motivo il legale rappresentante del Condominio, colui che intende agire giudizialmente nei confronti del Condominio stesso può richiedere la nomina di un curatore speciale affinché convochi l'assemblea dei condomini per avere istruzioni sulla condotta della lite.
Ed infatti, nei casi in cui in cui sorga un conflitto di interessi non altrimenti disciplinato da norme sostanziali tra l’amministratore ed il condominio da lui rappresentato, il primo non può esercitare direttamente i poteri che la legge gli riconosce, dovendo questi essere esercitati da un curatore speciale (Cass. 09.03.2017 n. 6020) che lo rappresenti o lo assista sino quando non subentrerà chi sarà definitivamente assegnatario della rappresentanza.
Il curatore speciale è colui che compie, in nome e per conto altrui, uno o più determinati atti giuridici. Nel caso, è nominato per rappresentare il Condominio nel compimento di un singolo atto o di una limitata serie di atti (curatore ad acta) o in un determinato processo (curatore ad processum).
L'omessa nomina del curatore, in presenza dei presupposti di legge, costituisce, peraltro, un vizio insanabile della costituzione del rapporto processuale, tale da comportare la nullità dell'intero procedimento, per violazione del diritto di difesa ex art. 24 Cost., rilevabile in qualsiasi stato e grado del giudizio ed anche in sede di legittimità (Cass. 26.05.2016 n. 10936, ma vedi anche Cass. 30.05.2003 n.8803). Si tenga peraltro presente che l’istituto dell’art. 78 c.p.c., applicabile in via analogica anche in tali casistiche, assegna al giudice davanti al quale è incardinata la controversia in relazione alla quale si manifesti una delle situazioni di conflitto di interessi, il potere di nominare il curatore.
Nel caso in specie, è evidente che, qualora il vantato credito dell’amministratore fosse stato valere in via ordinaria (e correttezza professionale l’avrebbe imposto) anziché in via monitoria, nell’instaurato giudizio sarebbe stato lo stesso giudice adito ad imporre la nomina di un curatore speciale, sotto pena di nullità del radicato procedimento: in sede di assemblea obbligatoriamente convocata dal curatore i condomini avrebbero potuto decidere le più opportune linee difensive da svolgere, non da ultimo, magari, anche quella di raggiungere una bonaria definizione dell’insorto contenzioso al fine di evitare un aggravio di spese.
Omettendo invece l’amministratore-creditore di richiedere la nomina di un curatore speciale a cui far notificare l’ottenuto decreto ingiuntivo, il condominio nemmeno ha potuto, a ben vedere, avere conoscenza dell’esistenza dell’ingiunzione di pagamento e dunque nemmeno farvi opposizione nei termini (art, 641 c.p.c) e nelle forme ( artt.645 e segg. c,p,c.) previste dalla legge.
Se è vero allora, come lo è, che il conflitto d'interessi non è configurabile qualora venga dedotta una mera ipotesi astratta e non sia possibile identificare, in concreto, una sicura divergenza tra le ragioni personali del configgente e l'interesse istituzionale della collettività condominiale, è palese il fatto che l’interesse dell’amministratore creditore si sia effettivamente anteposto a quello generale del Condominio.
L’esistenza in capo al creditore di un conflitto di interessi è stato ritenuto evidente e dunque inesistente la notifica del decreto ingiuntivo a sé stesso perché non riferibile all’effettivo destinatario dell’atto.
Augusto Cirla, avvocato in Milano